Chi sono

Chi sono.

Nasco a Bologna nel maggio del ‘72. Nella vita non sono scrittore “di professione” e mi diletto tra i tavoli delle mie attività di ristorazione. Sono laureato in Giurisprudenza, ma non ho mai pensato un secondo di fare l’avvocato. Mai, neanche mentre studiavo: litigare non fa per me e spesso gliela do sù, specialmente quando ho torto. Amo alla follia la mia città e questo di sicuro non mi aiuta.

La mia passione per la scrittura è quasi casuale, ma lo è soprattutto la pubblicazione dei miei “lavori”. Inizio nei ritagli di tempo a riportare nero su bianco dei ricordi di gioventù. La penna scorre bene e la mente, insieme al cuore, si rituffa nostalgicamente sull’infanzia passata in una Bologna romantica di trent’anni prima. Ne nascono una decina di racconti sulla Bologna degli anni Ottanta, che più per provocazione (a me stesso) che per velleità letteraria, decido di proporre alla casa editrice bolognese Pendragon. Nasce così Intanto Dustin Hoffman non fa più un film (nome nato come gioco di associazioni tra il titolo dell’album di esordio di Luca Carboni, datato 1984, Intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film e la carriera giocoforza in declino dell’attore americano), libro di racconti in cui si intrecciano storie rovistate in cassetti chiusi da un tempo che comincia realmente a essere lontano ed estratte con lo scopo innocente di far rivivere momenti importanti della mia generazione di quarantenni sospiranti tra citazioni, istantanee, tormentoni e cartoline a colori sbiaditi. A sorpresa, soprattutto per me, il libro si rivela un successo cittadino (tanto da ottenere quattro ristampe in un anno…) e io mi rendo conto di essermi divertito troppo per piantarla lì.

Dalla necessità insita in me stesso di mettermi sempre in gioco e dalla voglia di scovare continuamente qualcosa di nuovo, sospinto da una passione che invece di scemare rilancia, imbastisco l’idea di un romanzo. L’idea è semplice. Creare un escamotage narrativo che mi consenta di descrivere la Bologna di oggi. Ho narrato la Bologna di trent’anni fa, quella che è sulla bocca di tutti come ultima pagina di un libro che è finito proprio là, ora mi preme narrare qualcosa che abbia sullo sfondo una Bologna diversa. Una Bologna cambiata, quella degli anni Duemila, impaurita e frenetica, la Bologna dei divieti e delle braccia conserte, la Bologna che va a letto presto e non sogna più. Decido quindi di inventarmi la storia di un Bolognese che, dopo dieci anni di esilio forzato, ritorna nella sua città per risolvere questioni personali che ancora lo tormentano. E’ così che prende vita Forse in Paradiso incontro John Belushi, la cui copertina è stata disegnata da Luca Carboni.

Nel giugno del 2013 mi viene commissionato un racconto da parte del quotidiano Il Resto del carlino che viene pubblicato in prima pagina dell’edizione di Bologna.

Nel dicembre del 2013 esce una raccolta di diciotto racconti sulla squadra di basket della Fortitudo Bologna dal titolo Un saluto ai ragazzi, di cui sono coautore insieme ai giornalisti Emilio Marrese e Cristiano Governa, i cui proventi sono stati devoluti in beneficenza per l’acquisto di palloni da pallacanestro per le scuole di Bologna.

Per quanto mi riguarda, io, che metto gli scopi commerciali all’ultimo posto nella mia personalissima graduatoria dei motivi per cui scrivo, continuo a farlo, continuo ad andare avanti, continuo a divertirmi grazie a quest’arte meravigliosa che ormai mi completa e senza la quale non potrei più stare.

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