“Perché è questa qua la Fortitudo, quella di tutti”

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E finalmente tornò. Salutate la Fortitudo.

Perchè stavolta ci siamo, la guerra è finita. Dopo tre anni eterni, assurdi, tre anni di sofferenze e travagli, tre anni di lacrime e preghiere, tre anni di liti e imprecazioni, è venuto il momento di scrivere la parola fine alla querelle-Fortitudo. La Fortitudo torna in campo nel campionato 2013/2014, ritrovando una strada che pareva perduta per sempre e ciò avviene contestualmente alla chiusura definitiva del progetto della Biancoblu, con relativa vendita del diritto di Legadue, ovvero con l’archiviazione di quel progetto partito appunto tre anni fa che, lasciando perdere le trite e ritrite considerazioni su torti e ragioni, aveva spaccato in due la tifoseria.

Lo si è capito dalle conferenze stampa che si sono tenute in questi giorni (quella di Marco Calamai, ovvero dell’uomo a cui è stato deferito il compito di imbastire il new deal dell’Aquila, e quella della Fossa dei Leoni), che siamo a un punto in cui veramente, e forse per la prima volta, possono partire i titoli di coda del film più brutto della storia bianco blu in concomitanza a quelli d’inizio di una nuova pellicola. In entrambe le circostanze infatti, sono state utilizzate parole chiave importanti, quali rinascita, ripartenza e, soprattutto, riunificazione del tifo. Il successo di questa nuova storia parte proprio da qui, da questa parola di quattordici lettere, della quale in questi anni in troppi, soprattutto lassù, nella stanza dei bottoni, si sono riempiti la bocca, senza fare nulla per volerla davvero: riunificazione.

Non sarà facile, sono in tanti a dirlo, ma in realtà non sarà neanche così difficile. Anche se è vero che, come se fossimo dentro a una clessidra girata inaspettatamente da una mano birichina, la situazione si è capovolta all’improvviso e coloro che prima, corroborati dalle scelte di una società che andava avanti a testa bassa, parevano i più sicuri di aver imboccato la strada giusta, oggi si sentono traditi. Lo si percepisce nitidamente. Lo si legge da più parti, soprattutto da quella stampa cittadina che si è trovata spiazzata e nuda di fronte a tale repentina conclusione del progetto BBB, progetto al quale non aveva mai negato il suo sostegno, al quale aveva tirato una volata di niente, come tanti gregari in attesa di un leader che invece aveva ceduto di schianto già alle prime salite. E probabilmente hanno ragione i tifosi ai quali è stato soffiato di colpo il giochino da sotto il naso, perché in questi tre anni di orrori, qualcuno in F2011 non ha capito che stava giocando con i sentimenti di un popolo ferito, e questo è stato l’errore imperdonabile di una proprietà che ha ascoltato troppo poco e che, soprattutto, ha confuso il termine cuore con quello di contenitore.
Ma se è vero che il loro senso di frustrazione è giustificato, è anche vero che rappresenta la centesima parte di quello che gli altri hanno soffocato dentro allo stomaco per tre anni, ed è di questa moderna e crudele applicazione della Legge del Contrappasso che dovranno tenere conto quando decideranno se mettere da parte o meno la loro delusione.

Ma, in ogni caso, oggi non è più tempo di polemiche, è tempo di gioia, è tempo di cantare, di riempire il Paladozza con una campagna abbonamenti di massa a prescindere dalla categoria. Oggi è tempo di ripartenza. E come succede ogni volta in cui ci si appresta a partire per un lungo viaggio dove si prova a lasciare tutto alle spalle, è il momento di voltarsi indietro un’ultima volta e tracciare un bilancio. Un bilancio di tre anni folli, durante i quali, questo non va dimenticato mai, la Fortitudo è stata radiata e dichiarata fallita, ma dei quali occorre portarsi dietro qualcosa. Qualcosa di buono, da separare da tutto il marcio. E di buono, a ben guardare, ce n’è.
In primis, bisogna mettere in valigia la definitiva uscita di scena del Sig. Gilberto Sacrati, colui che più che una meteora per il mondo fortitudino, verrà ricordato come l’asteroide che ha distrutto tutto.

E poi c’è altro. C’è il messaggio che questa tifoseria ha lanciato al mondo cestistico, al mondo sportivo, al mondo in generale. Perché oggigiorno non è facile trovare gente che dice “no” alle bislacche regole dello sport moderno, che non si adegua ai suoi sotterfugi. Gente che se sbaglia vuole pagare, senza chiedere sconti, anche a costo di ripartire dal gradino più basso, come del resto accade nella vita di tutti i giorni, sul lavoro, in famiglia, con gli amici; gente che non vuole mettere la polvere sotto il tappeto, che non cerca scorciatoie, come fanno ormai in troppi nello sport di oggi, presidenti abituati a fare contratti – di prestazioni o d’immagine – che non verranno onorati, in un contesto in cui non importa niente a nessuno, neanche a chi viene dopo, perché tanto c’è un regolamento che prevede vie d’uscita, come le rinascite tramite compravendita dei diritti.

Sono tre anni che si parla di tutto e di niente, di Sg, di codici, di contenitori, di numeri di affiliazione, ma si è tralasciato questo piccolo particolare, qualcosa che succede solo qua, in questo angolo di terra, in una città di media grandezza del Nord Italia, dove vive una tifoseria in via d’estinzione, che non baratta nulla in cambio del suo senso di appartenenza, della sua coerenza, del suo orgoglio, della sua storia, del suo vivere la sua fede sportiva in maniera pura e totalizzante. E’ questo il messaggio che deve passare. E’ questo quello che ci dobbiamo portare dietro in questo nuovo e, si spera, lungo viaggio, qualcosa che non andrà negli albi d’oro, ma che avrà un valore ben più grande. Perché è questa qua la Fortitudo. E finalmente è tornata. Salutate la Fortitudo.

 l’editoriale di Filippo Venturi : Leggilo su www.basketinside.it

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